A.S.D. OKEANOS
e gli articoli di storia della subacquea 

LA VESTIZIONE

....naturalmente lo Strazzèra, vecchio palombaro, come il Roncallo ch'è ancor più vecchio, si conserva fedele allo <<scafandro semirigido, costituito dall'elmo metallico associato al vestito flessibile, con condotta d'aria in manichette di gomma, cerchiate di filo d'acciaio; cavo di canapa fissato alla vita, per servizi di "guida" con segnalazioni combinate a strappi convenzionali>>.E noi, che siamo ormai giunti al punto di dover approfondire la questione, vogliamo finalmente osservare questo famoso scafandro un po' da vicino, e vedere come lo si indossa e lo si usa.
Prima di tutto c'è il vestito vero e proprio dello spessore di quattro millimetri, fatto di un forte e spesso tessuto tutto coperto di gomma, che lo rende impermeabile. Esso rinchiude l'uomo, dal collo in giù, lasciandogli libere soltanto le mani; le maniche, perciò, finiscono ai polsi, dove sono così strette che l'acqua non può penetrare lungo le braccia. Il vestito è tutto d'un pezzo. In Italia la fabbrica Pirelli ne fornisce di tre tipi, uno da palombaro comune, uno detto Modello Regia Marina, e un modello speciale
per la pesca delle spugne; ma non variano l'uno dall'altro se non in piccoli particolari, oltre che nella lunghezza, oscillante tra i 160 e i 180 centimetri. Per fissarlo all'elmo, vi sono dodici bulloni sul collare di gomma rossa. Si hanno poi rinforzi di tessuto al petto, alle ascelle, ai gomiti, al cavallo, alle ginocchia ed ai piedi, oppure prolungati dai piedi alle ginocchia, e magari strisce di pelle all'attacco del collare e dei polsini.
Il palombaro lo infila per le gambe e per le braccia, e poi si aggiusta sul petto un collare di rame dal peso di quattordici chili, che naturalmente passa anche sulle spalle ed è fermato, con piastre e dadi a galletto, ai dodici buchi del collare di gomma.
Indi si mette e si allaccia, con le stringhe, le scarpe di cuoio, che pesano mezzo chilo l'una, ma alle quali è saldata una suola di piombo del peso di sette chili, così che il peso complessivo delle scarpe raggiunge i quindici chili.
Allora scavalca il bordo della barca- ove ha indossato tali indumenti - e sulla scaletta che ne pende si volge con la schiena al mare. L'aiutante gli colloca sul petto e sulla schiena, a guisa di contrappesi, due placche di piombo da diciotto chilogrammi ciascuna, tenute da una corda. Poi applica sul capo l'elmo di rame, del peso di otto-dieci chili, posandolo sul collare di rame e facendolo girare << in sesta baionetta >>, come si dice in gergo, ossia con un sesto di giro di vite, in modo da far coincidere i quattro vuoti e i quattro pieni che assicurano il perfetto combaciamento e la chiusura ermetica.
All'elmo è congiunta, mediante un rubinetto, la manichetta dell'aria, che è costruita di sette starti (una tela, una gomma, un'altra tela, un'altra gomma, una spirale d'ottone che forma l'anima, un'altra tela e infine un tubo di gomma in cui passa l'aria) ed è pressata sino a quindici atmosfere e semi galleggiante.
Questa manichetta, ch'è lunga quaranta metri, gira sotto il braccio sinistro del palombaro, va a legarsi sul rubinetto dell'elmo e continua sino alla macchina pompatrice che sta sulla barca, ove fa capo anche la fune di canapa o << guida >>, che si allaccia alla cintura del palombaro e serve a calarlo e a sollevarlo.

 Nell'insieme, egli è gravato d'un peso che si aggira sui settantacinque chili e che lo aiuta a scendere nell'abisso e a mantenervisi.
L'elmo presenta tre << oblò >> di cristallo, dello spessore di cinque centimetri, due dei quali all'altezza delle orecchie e uno davanti alla fronte, che permettono di vedere nelle diverse direzioni. Da una apertura dell'elmo penetra nell'interno, spinta attraverso la manichetta, l'aria da respirare. A destra è applicata una valvola da cui si scarica l'aria respirata, che sale nell'acqua a bollicine fuggenti. Una volta il palombaro apriva questa valvola col braccio, interrompendo il lavoro, e qualcuno non ci arriva. Fu Lazzaro Strazzèra, il padre di Michele, a escogitare il ripiego di una asticella munita di un bottone, che fa funzionare la valvola mediante scosse della testa (l'invenzione non è comunque di tale palombaro il quale deve averla copiata da altri apparati visti "N.d.R.").
Si è detto che le maniche del vestito sono strettamente aderenti ai polsi, per cui l'acqua non vi penetra. Però, se il palombaro si china e solleva il polsino, l'acqua passa, e certuni si valgono di questo mezzo, quando c'è troppa aria accumulata, per far agire fortemente lo scarico. Ma c'è il pericolo di gonfiarsi e di salire di furia a capo in giù, perché, nonostante il peso, il palombaro è un corpo elastico e semigalleggiante, costretto a un continuo studio di equilibrio.
Naturalmente l'aria non gonfia tanto lo scafandro, perché è compressa. Però può accadere che lo gonfi l'acqua, se per caso trova una scucitura, un pertugio anche piccolissimo nel vestito. Ciò è capitato, per esempio, a Michele Strazzèra, che una volta sentì l'acqua invadergli a poco a poco lo scafandro e salire, salire, giungere al petto, al collo, passar nell'elmo...... e arrestarsi al mento. Bagno completo, questo, ma quanto a pediluvi, tutti i palombari ne fanno, perché quasi sempre un po' d'acqua riesce ad introdursi, a dispetto dell'impermeabilità e malgrado ogni vigilanza.
La macchina pneumatica installata sulla barca, a due volanti e tre cilindri, vie manovrata, per mezzo dei pistoni, da due uomini quando si tratta di spingere l'aria alle profondità normali fra i dieci e i venti metri, e da quattro uomini se la profondità va dai venti ai quaranta metri.
Queste macchine, come pure gli elmi, sono fabbricate per la maggior parte in Inghilterra.
La << guida >>, ch'è una corda (un uomo di mare l'avrebbe chiamata "cima "N.d.R.") di canapa dello spessore di due centimetri, è legata, oltre che alla cinture del palombaro, al busto dello scafandro, per limitare lo stringimento. Sulla barca la regge un uomo, lasciandola scorrere perché il palombaro possa muoversi con una certa libertà. Essa serve anche per i segnali, preventivamente convenuti a seconda del lavoro da compiere.
Di solito una tirata di corda significa: << Tutto procede bene >>.
Due stratti: << Un po' più d'aria >>.
Tre stratti: << Un po' meno d'aria >>.
Quattro stratti: << Risalitemi su >>.
Dieci stratti: allarme e invocazione di soccorso.
Questi ed altri segnali sono raccolti od anche trasmessi dall'uomo di fiducia, che si chiama pure <<guida>> e, come si disse, sta nella barca.
Per far risalire il palombaro, la corda viene issata adagio adagio, e contemporaneamente si diminuisce l'immissione d'aria. Per la discesa si usa anche una contro-guida, ossia un'altra corda, lunga quanto il fondo da raggiungere, e il palombaro si calano con quella, che rappresenta una garanzia maggiore. Certo la garanzia più delicata risiede nell'affiatamento, nel buon accordo col compagno della barca: cose che non sempre si verificano, essendo anzi frequenti i litigi per segnali mal interpretati, errori o disattenzioni, e dovendosi tener conto del fatto che la professione rende facilmente nervosi.
A seconda dei lavori da eseguire il palombaro porta seco martello, scalpello, chiave inglese e via dicendo. Ma l'utensile di cui va sempre provvisto è il coltello che gli serve per tagliare i cavi e per difendersi dai polipi e da certe razze o ferrazze, bestiacce larghe, dalla coda appuntita e dura come il ferro, con cui colpiscono gli altri pesci, ed anche, quando possono, gli uomini; e fin che pungono il vestito poco male, ma se toccano le mani c'è da lasciarci la pelle in pochi istanti
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A cura di , Walter Cucchi, membro della Historical Diving Society Italia

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