A.S.D. OKEANOS
e gli articoli di storia della subacquea 

IL MOTORE SUBACQUEO

Introduzione

In campo militare moderno, quando i dettati di un teatro operativo per guerra sottomarina richiedono un <<coefficiente di indiscrezione>> zero ovvero navigazione completamente in immersione per tutta la durata ), per il sommergibile in questione si pone un problema di base sulla sua fonte energetica primaria che ha due sole possibili soluzioni:
- Essere fornito di propulsione nucleare
- Poter ricorrere a tecnologia alternativa.
Sin da quando l'uomo si è avventurato sotto la superficie dell'acqua trasportato da un mezzo da lui concepito, ha cercato di sviluppare una forma di propulsione che potesse funzionare autonomamente in quell'ambiente. Gli esempi più classici relativi all'argomento sono quelli della propulsione umana, vedi le eliche mosse da pedivelle o manovelle del secolo scorso sui primi sottomarini di legno, poi i motori elettrici alimentati da batterie di bordo, sino ad arrivare all'odierna propulsione nucleare.
Se pertanto viene scartata l'opzione nucleare, resta aperta dunque la strada dell'energia chimica e della sua trasformazione in lavoro meccanico.
Per quanto riguarda il motore a combustione classica, si arrivò a pensarlo dotato di un sistema autonomo di alimentazione dell'aria o a << circuito chiuso>>.
<<Circuito chiuso>> significa chiudere il circuito di aspirazione del motore su quello di scarico, rimuovere i prodotti della combustione ( CO e CO2 )e ripristinare l'ossigeno consumato, così come per un sommozzatore che usi l'ARO l'ossigeno viene aggiunto a necessità dal by-pass e la CO2 viene fissata dalla calce sodata. Nel sistema così realizzato circola così un fluido particolare, denominato <<aria sintetica>>, ed in questo circuito si deve mantenere la massa rigorosamente costante; la composizione dell'aria sintetica è variabile nel circuito, così come la sua temperatura e pressione, ma all'aspirazione devono essere ripristinate le condizioni iniziali.
Esistono illustri precedenti in questo campo: la prima applicazione di motore a circuito chiuso di cui se ne ha notizia risale a Fritz Von Opel e fu concepita negli anni venti.
Dal 1933 in poi i tedeschi, già leader nel campo dei sommergibili, inizieranno con il prof. Hellmuth Walter lo studio e la realizzazione di motori a turbina alimentati da perossido di idrogeno e acqua ( sia dolce che salata ) senza necessità di apporto di aria atmosferica durante la combustione, e nel 1940 la ditta tedesca Draeger proporrà uno studio per propulsioni sottomarine prodotte da motori diesel alimentati da ossigeno sia gassoso che liquefatto. Diversi esperimenti verranno portati avanti soprattutto durante la fine della guerra per disporre di mini-battelli subacquei mono-biposto dotati di forte velocità e discreta autonomia mediante motori diesel o benzina a circuito chiuso per attaccare i convogli nemici in località costiere, ma nulla uscirà dallo stadio di prototipo, anche se avanzato.
Nel dopoguerra, Britannici, Statunitensi, Sovietici, Tedeschi, Svedesi e Giapponesi si sono dedicati alla soluzione del problema. Fra questi gli unici a tentare in tempi brevi sono stati i Britannici , con i sottomarini Excalibur ed Explorer ( 3000 ton. 30 nodi )ed i Sovietici che hanno messo in linea i 40 battelli da 650 ton della classe Quebec. Tedeschi e Svedesi hanno sviluppato impianti sperimentali a terra, i primi dedicandosi alle <<fuel cells>> ( ovvero alimentazione delle celle di batterie elettriche tramite una combustione a freddo, principalmente fornita da perossido di idrogeno ) ed alla turbina <<Walter>> migliorata ( il << Walter Echange Process >> di cui furono dotati i sottomarini Excalibur ed Explorer), ovvero dotata di funzionali scambiatori di calore ed i secondi con il diesel a circuito chiuso, realizzato con un otto cilindri da 1500 hp , accantonato in seguito per le << fuel cells >> prima e il << motore Stirling>> poi.
Il motore Stirling, o motore a gas caldo della Philips, funziona col principio fisico che un riscaldamento ed un raffreddamento esterni producono un gradiente di calore in un cilindro, che può essere sfruttato per espandere periodicamente un gas " azionante " e che può quindi essere impiegato per azionare un pistone. La combustione uniforme e la possibilità di equilibrarlo completamente permettono al piccolo motore a gas caldo di funzionare silenziosamente e senza oscillazioni, come un motore elettrico.
I Britannici della Ricardo , infine, su contratto del Ministero della Difesa, ed i Giapponesi della Hitachi, hanno entrambi sviluppato un piccolo diesel incapsulato in un contenitore, collaudandolo in pochi metri d'acqua.
Tutti, è il caso di ricordarlo, hanno adottato una soluzione ibrida, dove l'impianto di propulsione <<anaerobica>> forniva la velocità di picco, oppure un ausilio per la carica delle batterie in immersione.
Comunque già dagli anni 50 in avanti quasi tutte le maggiori Marine da guerra si convertiranno al nucleare per la sua enorme autonomia.

La sperimentazione italiana.

Nel panorama mondiale del lavoro subacqueo, una delle ditte che si affacceranno per prime alle immersioni in saturazione nei mari del Nord per la ricerca petrolifera sarà l'Italiana SSOS (Sub Sea Oil Service).
Creata da una branchia della Micoperi, altra ditta Italiana affermata nel campo delle installazioni off-shore, la SSOS diventerà famosa per le sue sperimentazioni quale ditta privata nel campo della saturazione, realizzando successivamente un laboratorio attrezzato a Zirconia ( BG ), ma la ricerca non fu solo nel campo umano , bensì anche nella realizzazione di macchine.
Il progetto di un sottomarino a circuito chiuso venne intrapreso dalla SSOS nel 1970, dopo prime alcune realizzazioni dotate di motore elettrico, per rispondere ad allora esistenti esigenze del mercato relative alla attività off-shore. Il progetto fu seguito direttamente dall'Ing. Guido G. Santi, allora vicepresidente della SSOS prima e della Maritalia, ditta nata dal frazionamento della SSOS dopo difficoltà finanziarie. Alla fine di un'analisi approfondita dei pregi e difetti dei sistemi ideati, scartati dopo un breve periodo di prove i monopropellenti per ragioni di sicurezza e costo, fu optato per l'adozione dei bipropellenti, ed in questo campo la scelta cadde sul gasolio per autotrazione e sull'ossigeno puro.
Dei due problemi fondamentali, quello di immagazzinare l'energia e quello di trasformarla in maniera efficiente, fu inizialmente affrontato il secondo.
Dei cinque cicli esaminati ( Otto, Diesel, Rankine, Bryton, e Stirling ) si scelse il Diesel per i motivi di concezione di progetto, in quanto il battello sottomarino, dovendo navigare sempre in immersione, non poteva prescindere né dall'affidabilità del sistema né dal consumo specifico dell'ossigeno, che doveva essere il minimo possibile; di carattere pratico, in quanto per il successo dell'impresa era di importanza fondamentale sia la disponibilità sia la qualità del motore di base.
Sulla base delle ricerche effettuate dalle Marine Tedesca, Statunitense e Svedese e da parte della Britannica Ricardo e della Giapponese Hitachi ai primi anni 80, lo schema dell'apparato motore a circuito chiuso presentava, a fronte della semplicità e dell'affidabilità, un certo numero di controindicazioni , e precisamente:
- aumento del consumo specifico rispetto a quello dell'aria atmosferica del 15-20 %
- perdita dell'ossigeno presente nei gas di scarico
- diminuzione della potenza all'asse ( dell'ordine del 25% a 300 mt. di profondità)
- profondità operativa massima sull'ordine dei 300 mt
I risultati ottenuti dalla SSOS alla fine dei suoi test furono:
- il motore si comporta indifferentemente con aria atmosferica od aria sintetica, fornendo la massima potenza prevista
- si recupera totalmente l'ossigeno presente nei gas di scarico
- le prestazioni sono indipendenti dalla profondità
- è possibile la scelta dell'iniezione diretta o indiretta
Per ottenere questi risultati si lavorò per oltre quindici anni trasformando in circuiti chiusi motori Lombardini, General Motors, Perkins, Fiat, Mercedes e VM, accumulando oltre 20000 ore di moto.
Nei giorni 21 e 22 maggio 1986 l'I-MI-35, il primo sottomarino a circuito chiuso realizzato dalla SSOS compiva al largo di Taranto una serie di immersioni di collaudo a 350 mt. di profondità. Alle 14.28 del 22, il piccolo battello riemergeva e veniva depositato dalla gru sulla coperta del pontone Micoperi 30.
L'I-MI-35, il << tutto-diesel >> subacqueo con a bordo solo gasolio ed ossigeno, senza batterie elettriche, aveva sviluppato la piena potenza per oltre un'ora alla massima quota ed era riemerso con una riserva di energia sufficiente per ulteriori 11 ore.
Ma gli incidenti nei Mari del Nord verificatisi a cavallo degli anni 70-80 nel campo off-shore anche a sottomarini da lavoro ed il successivo evolversi delle normative sulla sicurezza in questo campo porteranno progressivamente l'abbandono del progetto nei confronti di una maggiore versatilità dei ROV Remotely Operated Veichles ) .
Ciò che rimane del sommergibile si trova attualmente in stato d'abbandono in un area di proprietà della ditta Micoperi a Fiumicino

La Svezia e la situazione attuale

Leggo su una rivista del settore di qualche mese fa delle ricerche e sviluppo in solitario della Marina Svedese in questo campo, come avviene in Svezia anche in campo aeronautico.
Durante la fine degli anni 50 ed inizio 60 , un programma di ricerca e sviluppo fu portato avanti in Svezia per un nuovo tipo di propulsore che potesse coprire le necessità dei sottomarini. Diverse alternative vennero prese in esame, incluso il nucleare, il termico, il << fuel cells >> e il motore a circuito chiuso. Prototipi di motori a celle combustibili e circuito chiuso vennero costruiti e testati, ma difficoltà tecniche e limitazioni economiche fermarono il progetto. Vennero pertanto prodotti sottomarini convenzionali.
Le difficoltà di realizzare un motore aria-indipendente principale con tutta la potenza richiesta fecero scivolare l'idea su un motore similare ma ausiliare, cioè alternato al principale e usato solo quando la possibilità di mantenere una quota snorkel non era fattibile; non avrebbe potuto coprire tutte le necessità di potenza ma sarebbero state sufficienti per basse velocità a stazionamento.
Dopo aver effettuato diverse prove la scelta è caduta sul motore Stirling quale motore ausiliario, il quale è stato provato prima sotto test statico e poi in operazioni subacquee.
Nell'autunno dell'87 il sottomarino Neacken venne messo in bacino e fu inserita una nuova sezione di 8 mt circa contenete il motore Stirling fra la sala motori e il comparto elettrico., mostrando eccellenti risultati nei test in mare dell'89 con un tempo di propulsione dipendente dal motore Stirling dell'85% del totale. Su queste esperienze il motore ed un nuovo sottomarino denominato Gotland furono disegnati uno in funzione dell'altro, all'inizio degli anni ottanta. Nel 1990 il Governo Svedese diede il via libera al Ministero della Difesa di costruire tre nuovi sommergibili di questa classe. Il contrattista incaricato della realizzazione dei sottomarini è stata la Kocksums Submarine Systems AB, che iniziò la costruzione ed effettuò il primo test in mare relativamente nel luglio 95 per il Gotland, nell'agosto 96 per l'Uppland e il 15 marzo 97 per l'Halland.
Da quei giorni ad ora i tre mezzi sono stati testati in mare per più di 5000 ore mostrando eccezionali doti di versatilità.

Vediamo pertanto che il motore subacqueo continua ad avere una possibilità di sopravvivenza datagli dai costi ridottissimi se paragonati al nucleare, e da limiti di sicurezza molto più ampi.
Il futuro ci dirà se a livello armatoriale sarà possibile sfruttare queste esperienze acquisite.

A cura di , Walter Cucchi, membro della Historical Diving Society Italia

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