A.S.D. OKEANOS
e gli articoli di storia della subacquea 

Dal libro "I dominatori dell'abisso" di V. Curti

QUATTR'ORE PRIGIONIERO SOTT'ACQUA

Chi mi ha insegnato ad andar sott'acqua, con tanto di scafandro e di elmo di rame, è un uomo che, a più di cinquanta anni, ha centosei di torace e soffre di inappetenza, mal di stomaco o che so io. "Le cose non sono più quelle di prima e non vanno assolutamente bene! Eh ! Il peso degli anni... " e mentre mi diceva questo con convinzione, dava uno sguardo languido al marinaio che tirava su dall'acqua i maccheroni fumiganti e una occhiata piena di apprensione all'altro che badava a rimescolare con un cucchiaio di legno in una pentolina di terra il denso sugo dei pomodori.
- Il male è che non ho assolutamente più fame !
Interrompeva la descrizione delle sue terribili malattie per chiedere all'uno e all'altro se gli spaghetti erano al dente, se il basilico nel sugo era abbondante, se il sale era stato gettato con parsimonia, se, infine, era possibile mettersi a tavola.
Il sole era ancora basso: l'orologio segnava sì e no le nove del mattino quando, di solito, aveva luogo la prima colazione. L'uomo continuava a sospirare lamentosamente sulla sua salute svanita. Dopo la pastasciutta, faceva la sua apparizione una bistecca larga come un piatto, sanguinolenta, circondata da una spessa corona di verdura. Fra un boccone e l'altro, giù un bicchiere colmo di quel vino che ha il colore del topazio bruciato. Poi un "pezzetto " di cacio che poteva pesare centocinquanta grammi e un po' di frutta.
Poca. Se no faceva male.
Nei giorni di magro il nostro uomo, con la scusa che ogni tanto il pesce faceva bene e "tonificava i nervi" lasciava cader nel piatto delle fette di stoccafisso da nutrire tutta una famiglia, seppellite in un sughetto denso e rosso in cui il condimento era dato dal pomidoro e il colore da quegli infernali peperoncini rossi che sono gli alti esplosivi del regno vegetale.
- Eppure mi debbo far visitare: io devo aver certamente un'ulcera allo stomaco...
Con lui erano tutti quegli altri uomini dagli occhi azzurri e dallo sguardo sereno che tante volte avevo visto sulla barca, immobili mentre si lasciavano vestire dai compagni prima di immergersi. Parevano sacerdoti di chi sa quale strana e mostruosa divinità, intenti al rito di una complicata vestizione. Poi scomparivano nell'acqua lentamente come mostri marini che tornino nelle loro caverne di corallo e negli antri colmi di piovre e di sirene.
Gente che non parla. Uomini che a cavar loro da bocca le parole occorrono le tenaglie. Esseri timidi che sembra debbano arrossire da un momento all'altro. Eppure ognuno di loro ha una storia; ha passato nella sua vita un momento di orrore; ha sentito le dita della misteriosa signora sfiorarli mentre erano sott'acqua, immersi in quella luce irreale da mondo di sogno che afferra il cuore in una stretta di gelo e fa rabbrividire gli uomini più forti.

Quel ragazzone biondo che siede a capo tavola e fuma come un dannato ad onta della proibizione del medico, è rimasto sotto quattro ore a trenta metri di profondità perchè i tubi che gli davano aria si erano impigliati in un taglio che vi era in una lamiera. Un pezzo di ferro stracciato che aveva afferrato il tubo come fra le ganasce di una tenaglia. Il palombaro non si poteva muovere perchè ogni volta che tentava di spostarsi, il tubo si piegava in modo da non lasciar passare un filo d'aria, eppure egli si doveva muovere per far correre il sangue nelle vene. Dalla barca non speravano più di tirarlo su vivo. Si era immerso un altro palombaro, un uomo che non ha paura di nulla per tentar di salvarlo e da trenta metri era venuto su "a pallone per chiedere un paio di tenaglie.
Venir su in questo modo significa lasciar riempire d'aria lo scafandro in modo da risalire alla superficie il più rapidamente possibile. Il capitano medico, che era venuto con un motoscafo per vedere di fare qualcosa anche lui, si era messo le mani nei capelli: quel dannato non sapeva che vi era pericolo di una embolia gassosa ? Ignorava forse che vi era un regolamento preciso con delle precise tabelle che indicavano i "tempi" necessari per venir su da una grande profondità?
Lo sapeva, lo sapeva benissimo, il palombaro, che non si può venir su impunemente da una pressione di quintali alla luce del sole, ma che significa tutto questo quando vi è "sotto" un compagno che sta morendo?


 Per quaranta minuti terribili, sotto il velo dell'acqua, si eran visti i due palombari a cinque metri di profondità.

Ed era andato sott'acqua, di nuovo, con le sue tenaglie, a tentar di far qualcosa.
Il capopalombaro reggeva fra le mani quella cordicella sottile che, a strappi convenuti, consente di parlar da lontano, o meglio : di farsi capire, ma l'uomo immerso non rispondeva più.
Liberati i tubi, non erano bastate altre tre ore per riportare a galla il marinaio che non dava più segni di vita.
Metro a metro, l'infortunato e quello che lo aveva messo in salvo, si avvicinavano alla luce. Per quaranta minuti terribili, sotto il velo dell'acqua, si eran visti i due palombari a cinque metri di profondità. Uno reggeva l'altro e gli muoveva le braccia lentamente per impedire che il sangue ristagnasse e il cuore si fermasse come una macchina priva di combustibile.
Quando gli tolsero l'elmo, il palombaro, pallido, disse che stava bene, abbozzò un sorriso, chiese una sigaretta e aggiunse che era felice di non aver perduto l'appuntamento che quella sera aveva con una bella ragazza.
Il capitano medico brontolò che ringraziasse Dio che stava in quelle condizioni, ché altrimenti il massimo di rigore non glielo avrebbe levato nessuno.

Un altro, a tre metri di profondità era rimasto con un piede tra la morsa di due fogli di lamiera. Sembrava impossibile che due o tre sottili lamine di metallo fossero capaci di tener fermo un uomo: si muovevano con la leggerezza di fogli di carta agitati da tiri alito di vento sotto l'impulso delle correnti sottomarine, pure non si riusciva a liberare quel piede. Attraverso l'acqua limpida come cristallo, si vedeva il marinaio muoversi lentamente, con quei gesti ampi, compassati che hanno tutti palombari. Vi doveva essere una corrente fortissima là sotto perchè si scorgevano i fogli di metallo spostarsi insensibilmente. Fra poco: un'ora o dieci minuti sarebbero scivolati sempre di più verso il tubo che dà aria e vita all'uomo sommerso e lo avrebbero troncato con un colpo netto.
E' stato salvato all'ultimo momento quando già tutto sembrava perduto, quando, infine, un marinaio aveva già fatto un voto a Santa Rosalia.
(Alla sera son corsi due pugni e poi sono state stappate delle bottiglie per far pace, perchè uno sosteneva che il voto doveva essere assolto da chi lo aveva fatto, l'altro, invece, asseriva che doveva essere mantenuto da chi era stato beneficiato : in un caso, o nell'altro non giurerei che le candele promesse siano mai state accese davanti all'altare della Santa, ma questo non conta, perchè Santa Rosalia, a detta dei marinai, è buona e a queste cose non ci bada ... ).


. . . gli squali non si erano gettati su lui, ma avevano preso dì mira la corda e il tubo che fluttuavano fra due acque.

Un terzo, quel siciliano bruno che i compagni chiamano "granello di pepe " ha sostenuto, a sei metri, l'assalto di due pescicani che volevano vedere con il loro occhietti miopi di che cosa ci trattasse e non sapevano che l'omino aveva una carne coriacea e, per di più, fra le mani, un lungo paletto di acciaio che doveva servire a non so bene che cosa. Il brutto è che gli squali non si erano gettati su lui, ma avevano preso dì mira la corda e il tubo che fluttuavano fra due acque. Erano fuori della portata di mano di quelli che erano su, a bordo della barca, e che armati di rampini e di arpioni tentavano di fiocinare le due tigri del mare e l'altro che era giù e che anche spingendo la mano in alto, col braccio teso, non riusciva a colpire le due belve mentre mostravano, muovendosi con colpi di coda, il loro ventre bianco e gelatinoso oscenamente spaccato dall'arco crudele della bocca.
- Come è finita? Eh! Quelli, dopo più di un'ora se ne sono andati e buonanotte al secchio...

A cura di , Walter Cucchi, membro della Historical Diving Society Italia

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