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Leonardo
Quanti di voi si sono chiesti: " Da quanto l'uomo ha iniziato a
scrivere trattati sulla subacquea?" Traggo dal libro " Viaggi
nel mondo sommerso ( Avventure di palombari)" di Ulderico Tegani,
prima ed. 1931:
" La prima cosa che ci è accaduta nell'incamminarci
sull'itinerario delle ricerche bibliografiche , è stata quella che
capita a tutti quasi sempre, allorchè si accingono a sondare nel pelago
del passato, per sapere ciò che di bello e di buono si è fatto al
mondo,da quattro o cinque secoli a sta parte.
Ci siamo imbattuti con Leonardo. E' un incontro frequente ed
inevitabile. Quest'uomo prodigioso s'è piantato su tutti gli sbocchi,
ha occupato tutti i passaggi dello scibile. Questo cervello proteiforme
, questo spirito straordinario, s'è interessato di tutto,ha studiato
tutti i problemi, ha divinato tutti i misteri divinabili nel suo tempo,
e qualcuno di più.
Egli non s'è contentato di essere sommo nella pittura, nella scultura,
nell'architettura, ma ha voluto essere ed è stato un maestro nelle
matematiche, nell'ingegneria idraulica, nell'ingegneria militare, e un
precursore nella scienza del volo.La terra, l'aria ,l'acqua, sono stati
per lui campi aperti e fecondi d'osservazione e di studio, e per passo
che vi si muova, ecco che lo si ritrova, guida e mentore pronto a farci
strada e lume con la fiaccola del suo fiammante sapere. Or dunque
Leonardo s'è interessato anche dei palombari.
Basta andare alla Biblioteca Ambrosiana di Milano per accertarsi sul
testo autentico, ch'è quello del famoso Codice Atlantico. Ma si può
ben fidarsi di taluno che lo ha compulsato a fondo per proprio conto,
come Mario Baratta, il quale ne ha poi fornito ampio ragguaglio in un
suo libro paziente e diligente che s'intitola delle Curiosità Vinciane.
Il primo e bizzarro accenno è in una pagina velata di prudenti riserve
e tuttavia significativa :
........come non si può star sotto l'acque, se non quando si può
ritenere lo alitare.Come molti stieno con istrumento alquanto sotto
l'acque.Come e perchè io non scrivo il mio modo di star sotto l'acqua,
quanto io posso star senza mangiare; e questo non pubblico o divulgo per
le male nature delli omini, li quali userebbero li assasinamenti ne'
fondi de' mari col rompere i navili in fondo, e sommergerli colli uomini
che vi son dentro; e benchè io insegni delli altri, quelli non son di
pericolo, percè di sopra all'acqua apparisce la bocca della canna, onde
alitano, posta sopra li otri o sughero.......
Da cui dipende che già ai tempi di Leonardo da Vinci erano noti ed
usati apparecchi palombarici e che egli stesso ne inventava, e si
arguisce che aveva pure escogitato il modo di star sott'acqua senza
aiuto di comunicazioni con l'esterno, benchè reputasse pericoloso farlo
conoscere, a causa delle << male nature degli omini>>. Ma ciò
che , concepito da lui, giudicava innocuo perchè denunziato
dall'opportuna presenza rivelatrice, si hanno tracce in vari disegni ,
corredati talora da avvertenze esplicative.
Così c'è l'abbozzo d'un bavaglio di cuoio, posto sulla bocca del
palombaro, con un rigonfiamento in cui s'innesta un tubo flessibile,
l'altro capo del quale è a sua volta unito ad una cannuccia attaccata
ad un disco di sughero galleggiante sull'acqua. E' appunto quella
ch'egli ha indicato come << la bocca della canna,onde
alitano,posta sopra li otri o sughero>>.
In un'altro disegno il tubo presenta segni trasversali , certo indicanti
anelli metallici ad impedire la torsione e lo schiacciamento del tubo
stesso, assicurando con ciòl'entrata regolare dell'aria necessaria alla
respirazione e rendendo quindi più efficiente e sicuro l'uso del
proposto congegno.
Altrove Leonardo descrive uno strumento usato nel mare d'India per
pescar le perle, dicendo << e fassi di corame con ispessi cerchi a
ciò che il mare non la richiuga; e sta di sopra il chompagno cholla
barcha a spettalo, e questo pesca perle e choralla e à occhiali di
vetro da neve e choraza di spuntoni preposti>>.
In sostanza -spiega il Baratta-è una maschera composta di due parti
distinte, delle quali una assai pronunciata si trova davanti alla bocca
di colui che indossa l'apparecchio e forma inoltre una specie di
rigonfiamento, il quale dalla parte della nuca è connesso al tubo
adduttore dell'aria.Vi è poi aggiunto un tubo di scarico dell'acqua che
eventualmente potesse infiltrarsi nel tubo dell'aria.Tali apparecchi
potevano però servire solo per piccole profondità. In altri disegni di
Leonardo si vede un serbatoio per il rifornimento dell'aria pura,
accomodato al collo del palombaro: una specie di magazzino portatile.
Qui l'uomo appare senza maschera e solo provvisto di occhiali assicurati
alla nuca con un legaccio, ma certo una tale attrezzatura poteva essere
usata per poco tempo, e anch'essa per profondità limitate. Il
serbatoio, o camera d'aria,a chiusura ermetica con vite di bronzo, che
doveva non solo somministrare l'aria ma raccogliere i prodotti della
respirazione, è poi disegnato in più ampie proporzioni , e parrebbe
inoltre che codesti apparecchi dovessero agire senza alcuna
comunicazione con l'ambiente esterno, per cui bisognerebbe ascriverli
alla categoria degli arnesi peccaminosi. Ma è pur vero che quelle
esercitazioni Leonardesche non erano destinate al pubblico dei
contemporanei , e quanto ai posteri, oh, non c'è più pericolo che
s'inducano per così poco agli <<assasinamenti ne' fondi de'
mari>>.
Fin qui, come si è visto, si tratta di espedienti e accorgimenti che si
limitano ad assicurare la respirazione e a salvaguardare e aiutare gli
occhi.Ma tra le carte di Leonardo c'è anche lo studio di un completo
vestito da palombaro, com'egli stesso stesso spiega, con <<una
vestigia di panziera, che facci pappafico, giubbon e calze, e un'otricello
da orinare, una vesta di panziera, e l'otro che tie' l'alito, con mezzo
cerchio di ferro, che lo tenghi discosto dal petto.Se arai una baga
intera con animella da pal....., quando la sgonfierai, n'andrai in fundo
, tirato da sacchi del sabbione: quando la gonfierai tornerai sù,
sopral'acqua.Una maschera co li occhi colmi e di vetro ma che il peso
sia di qualità che lo levi col tuo notare.Porta un coltel che tagli ben
,acciò ch'una rete non ti pigliassi. Porta con tè due baghette o tre,
sgonfiate, e da gonfiare come le balle pe' bisogni.>> "
L'articolo continua con altre esposizioni del Leonardo.
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