A.S.D. OKEANOS
e gli articoli di storia della subacquea 

EVOLUZIONE DELLE ARMI SUBACQUEE NEL SECOLO XIX

Il 14 ottobre 1805, tale Robert Fulton, meccanico ed ingegnere civile americano, distruggendo in pochi secondi la nave Dorotea, annunziava dalla rada di Walmer al mondo intero l'invenzione di una nuova arma di straordinaria potenza, sia potenziale che innovativa: la torpedine.

Se Fulton passò alla storia sia come inventore della propulsione navale a vapore che come l'inventore del famoso battello subacqueo Nautilus, pur senza molta fortuna dal punto di vista economico, altra evoluzione ebbe la torpedine che rimase allo stato embrionale per almeno altri 50 anni dovendo attendere principalmente lo sviluppo del mezzo di trasporto più congeniale per la sua diffusione: il battello subacqueo.
Sarà il giorno 8 giugno 1855 a segnare la data ufficiale di inaugurazione dell'uso della torpedine con l'affondamento del piroscafo da guerra Cairo nella guerra di Crimea. Da questo punto in poi possiamo iniziare ad esaminare quello che fu lo sviluppo delle armi subacquee, che saranno principalmente suddivise in due distinte tipologie: la torpedine ed il siluro.
Se da un lato la torpedine avrà un inizio più immediato determinando l'importanza del ruolo della difesa subacquea, documentato da bibliografie dei vari sperimentatori dell'epoca, quali lo stesso Fulton, De Montegery, Barnes e altri a seguire, lo sviluppo del siluro, ovvero dell'offesa subacquea rimarrà per molto tempo inesplorato sino a quando un signore di nome Roberto Whitehead non presentò nel 1866 il primo prototipo di un'arma che stravolgerà completamente il modello di guerra navale del secolo a venire, ovvero il siluro.
Il siluro sin dal suo nascere costituì un tale intricato compromesso di disparate ed opposte esigenze meccaniche e nautiche da richiedere i più intelligenti e pazienti studi di coloro che sono riusciti a formarsi un concetto chiaro dell'arma e dei requisiti necessari per il suo efficiente impiego.
Prendiamo ora in esame solo l'evoluzione del siluro nel secolo XIX per una comprensione di quello che ne saranno le relative modifiche ed il suo utilizzo durante l'ultima guerra da parte dei corpi speciali italiani.
Precursore di Whitehead nell'invenzione del siluro possiamo a buon diritto considerare il Paixhan che intorno al 1820 sperimentò il lancio di una carica subacquea assicurata sotto alla prora di un galleggiante spinto da un razzo sottomarino e che in seguito propose di sostituire con una macchina a vapore. Se gli studi e le esperienze di tale valente artigliere francese non fossero cadute nell'oblio, forse il siluro avrebbe avuto i natali anticipatamente.
Bisogna invece attendere il 1863, e cioè quando Giovanni Luppis presenta al Governo Austriaco il Salvatore delle Coste (motoscafo minato da difesa costiera), per vedere balenare nella mente di Roberto Whitehead l'idea del siluro semovente.
Roberto Whitehead intravide subito che il Salvatore non era suscettibile di perfezionamenti tali da assicurare l'impiego pratico, e pensò di far navigare la nuova arma automatica ad una determinata profondità. E dopo tre anni di lavori e di studi continui, fatti insieme al suo figlio dodicenne e all'operaio Annibale Ploech, condusse a termine il primo modello di siluro semovente, mosso dall'aria compressa a 60 atmosfere in un serbatoio, per mezzo di una macchina composita a cilindri oscillanti e di un'elica a tre pale. La traiettoria ad una data profondità era assicurata da un apparato idrostatico che comandava un timone orizzontale, apparato tenuto segretissimo dal suo inventore.
Il primo modello di siluro semovente fu presentato al Governo Austriaco nel 1868 e, quantunque non possedesse che la modesta velocità di 6 miglia, un raggio di 100 metri e una carica di soli 8 kg. di dinamite o fulmicotone, pure accorsero allo stabilimento di Fiume le Commissioni di tutte le nazioni per prendere conoscenza della nuova arma.
E già dal 1870 in poi le principali potenze cominciarono ad acquistare il diritto di privativa e di produzione (l'Italia per prima nell'aprile '70), e immediatamente dopo sorsero le fabbriche governative di Venezia in Italia, di Woolwich in Inghilterra, di Oboukoff in Russia, di Tolone in Francia ed altre ancora.
Ma per quanto nel '70 la velocità fosse già passata ad 8 miglia ed il raggio di azione a 150 metri, pure il siluro non poteva considerarsi ancora pronto per un impiego bellico, complice la traiettoria ancora molto irregolare, e molti già ne paventavano l'accantonamento.
Ma già nel '75 il siluro raddoppiava la sua carica esplosiva e raggiungeva le 12 miglia di velocità, la sua traiettoria diveniva più affidabile, tale per cui faceva la prima comparsa a bordo di navi dotate di apposito sistema di scivolo a mare.
L'inventore che intanto seguiva con interesse tutte le critiche mosse alla sua invenzione e i progressi delle industrie metallurgiche e meccaniche, continuava nella sua ricerca di perfezionamento, sino a ripresentare nel 1879 un nuovo prototipo che detta le basi definitive dello sviluppo contemporaneo del siluro.
Le ingombranti ali longitudinali infatti erano sparite, le eliche erano due coassiali ed a passo inverso per eliminare le deviazioni, la macchina era del tipo Brotherood, a distribuzione centrale prima ed a valvole poi, coi regolatori di immersione perfezionati e le loro azioni moltiplicate dal servomotore.
La velocità raggiungeva ora le 23 miglia, il raggio di azione massimo di 300 metri e la carica di 22 kg. di fulmicotone.
Lo Schwartzkopff intanto costruiva in Germania nel 1884 un siluro in bronzo fosforoso il quale non era altro che la riproduzione fedele del modello 1879 del Whitehead.
I siluri di bronzo, largamente adottati in Germania e in Italia, oltre al pregio grandissimo di una accurata lavorazione , non richiedevano per la qualità del metallo le operazioni classiche di manutenzione dopo ogni lancio, pertanto anche l'affidabilità ne traeva giovamento.
D'altro canto però l'uso dell'acciaio portava profitto nella maggiore capacità del serbatoio d'aria compressa e quindi nella velocità e nel raggio d'azione a parità di peso e resistenza involucro.
Giungiamo al 1897 ove il siluro di 62 kg. di carica e 5 mt di lunghezza costruito dal Whitehead ci rappresenta già un notevole progresso dell'arma sia per la genialità e semplicità dei meccanismi interni, sia per l'elevata velocità massima di circa 27 miglia che il raggio d'azione, che dai 400 mt relativi a questa velocità passa a 800 mt per 23 miglia orarie Lo Sshwartzkopff. intanto costruisce l'altro siluro suo tipico da 57 kg di carica, lungo quasi 4.60 mt , con prestazioni simili, e che , pur non presentando particolari innovazioni meccaniche, era dotato di grande precisione realizzativa e uniformità di traiettoria.
A questo punto il siluro si trova ad essere avvantaggiato rispetto alle contemporanee navi da guerra in quanto la carica trasportata è sufficiente a sfondare le carene e la velocità massima più che doppia rispetto a quella di una nave da battaglia.
Si osserva pertanto un'evoluzione delle navi per sfuggire a tale insidia: la velocità tocca i 20 nodi e le carene vengono rinforzate per resistere meglio all'impatto. Si moltiplicano pure le paratie stagne per migliorare le possibilità di galleggiamento nel caso fossero colpite, e la fiducia nell'operatività del siluro sembra ridursi.
La ricerca nelle due diverse direzioni atta a migliorare ora il sistema difensivo ora quello offensivo procede a ritmo serrato, complice la situazione internazionale piena di focolai intorno al globo quali la guerra cino-giapponese, la franco-cinese del Tonchino, l'anglo-peruviana, la guerra tra Russia e Turchia e pure i tafferugli tra Americani e Spagnoli, tali per cui le spese elevate sono giustificate dalle richieste delle varie nazioni.
Si ricorre all'aumento di carica esplosiva sino a 120 kg, all'aumento del diametro a circa mezzo metro con 500 kg di peso totale, senza però trovare benefici tangibili, e successivi studi riportano esplosivi più dirompenti ad un abbassamento del peso a 60kg con aumento delle prestazioni a 1000 mt di raggio e 32 nodi di velocità.
A questo punto le varie fabbriche apporteranno ulteriori modifiche tendenti a perfezionare la propulsione o la traiettoria; assistiamo pertanto alla sostituzione dell'elica tradizionale con altra simile alla zampa di un palmipede (siluro Rendel 1871), o allo scarico dell'aria motrice o della combustione di una carica di polvere lenta con conseguente scia visibile (siluri Turner 1874, Reunert e Otto Sak 1874, ecc.).
Notiamo la propulsione del siluro Brotherood venire fornita di un sistema di espansione gas a camera triplice o quadrupla, esperimenti americani con propulsione generata da gas di acido carbonico (anidride carbonica, 1864), o con immissione nel serbatoio pochi secondi prima del lancio di vapore in pressione.
Tutte queste applicazioni saranno però contraddistinte dall'uso esclusivo tramite lancio da mezzo di superficie in quanto per l'utilizzo degli stessi tramite battello immerso bisognerà attendere il primo decennio del secolo successivo.
Tralasciando l'evoluzione di detto periodo, in cui si assiste alla ricerca del miglior sistema di propulsione e di controllo della navigazione, giungiamo a quello che sembra essere il primo esempio di utilizzo di siluro controllato dalla presenza continua di uomini che immersi nell'acqua lo guidano sotto alla carena di una nave per provocarne l'affondamento. Stiamo parlando dell'idea italiana della "mignatta", scaturita dalla mente di un ufficiale della Marina appartenente al Genio Navale, maggiore Giovanni Raffaele Rossetti , che modificherà un siluro esistente con motore ad aria compressa riducendone la velocità a sole 3-4 miglia ma con un'autonomia di circa 10 miglia navigante in superficie, e con una testata esplosiva di circa 340 kg di tritolo disponibile in due cariche separate dotate di magneti e di innesco a tempo.



All'interno della Marina un'altra idea viene portata avanti dal tenente medico della Marina Raffaele Paolucci, che è quella di affondare navi nemiche tramite bauletto esplosivo da portare a nuoto sotto la carena e li collegarlo con un sistema a tempo per regolarne l'esplosione. La Marina, venuta a conoscenza dei loro tentativi, li unirà negli sforzi per un risultato comune, ma Paolucci dovrà rinunciare alla sua idea per quella più appoggiata dalla Marina della "mignatta".
Nella notte del 31 ottobre 1918 , i due arditi, vestiti di un costume in tela impermeabile con collo rivoltato, chiuso sul davanti da fermagli metallici e ai polsi da anelli di gomma e completato da un cappuccio non stagno che lasciava liberi gli occhi e le orecchie (il vestito Belloni), si lanciano all'attacco della corazzata austriaca Viribus Unitis, la nave ammiraglia della flotta di 21000 tonnellate, ormeggiata nella rada di Pola. I due , rettificando continuamente la direzione della torpedine semovente che aveva una spinta positiva di solo pochi chilogrammi, scavalcando tutte le ostruzioni e spingendola nuotando attraverso eventuali varchi, collegheranno la carica della "mignatta" alla carena della nave in corrispondenza della sala macchine, e poi, essendo scoperti, dirigeranno il siluro con la seconda carica verso il piroscafo Vien che affonderò esso stesso in seguito all'esplosione generata dall'impatto.

Ricordando un episodio analogo della Seconda Guerra divenuto famoso, i due ufficiali vengono catturati e portati a bordo, ma si dichiarano inizialmente piloti di un idrovolante abbattuto ed avviseranno il comandante della nave, capitano di vascello Vukovich, del pericolo incombente solo poco prima dell'esplosione, che sarà tremenda e farà affondare la nave in pochi minuti.
Il successo ottenuto viene solo appena offuscato dal fatto che la nave è stata nella stessa giornata consegnata dal governo austriaco al neonato stato ungherese.
Queste due persone saranno i precursori delle idee e delle azioni di altri più famosi personaggi della Marina Militare Italiana durante la seconda guerra mondiale, ovvero il capitano del Genio Navale Teseo Tesei , che con il suo parigrado Elios Toschi svilupperà il Siluro a Lenta Corsa (SLC), e il tenente di artiglieria Luigi Ferraro, che con i suoi bauletti esplosivi darà maggiormente risalto al gruppo dei " Gamma ".

A cura di , Walter Cucchi, membro della Historical Diving Society Italia

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