Gli articoli di Biologia Marina di OKEANOS 

L'ambiente marino

Il movimento delle acque, generato dal moto ondoso, dalle correnti e dalle maree, anche se di limitata escursione come per il Mar Mediterraneo, assume una grande importanza, in quanto trasporta il nutrimento agli animali sessili e favorisce il diffondersi delle specie (larve planctoniche). Ma può avere anche effetti deleteri sulla vita marina quando vengono spostate, nei vari habitat, acque con parametri fisico chimici diversi da quelli abituali o sopportabili dagli organismi.
La salinità è la quantità totale di tutti i sali disciolti nell'acqua, ed è costituita principalmente da cloruro di sodio, solfato di calcio, solfato di magnesio e da vari sali dissociati in ioni che, anche se presenti in piccole tracce, sono di grande importanza biologica.  Nella tabella sono riportati i grammi di sali per litro di acqua marina: Sodio 10,770 Magnesio 1,300 Calcio 0,409 Potassio 0,388 Cloro 19,370 Solfati 2,710 Altri 0,125.
La salinità non è uguale per tutti i mari, ma per ognuno si mantiene normalmente costante, anche se,  in alcune zone, può subire variazioni in diminuzione, come in prossimità delle foci dei fiumi o per le piogge, o in aumento, per l'eccessiva evaporazione dovute alla temperatura o ai venti.
Nel Mar Mediterraneo la salinità si aggira mediamente al 35 °/°° (pari a 35 gr. di sale per Kg. di acqua), arrivando in alcune zone al 38 °/°°. Gli animali che possono sopportare le variazioni della salinità sono chiamati eurialini, mentre quelli meno tolleranti a queste variazioni sono detti stenoalini.
La densità è dovuta alla quantità dei sali disciolti nell'acqua ed alla sua temperatura. L'acqua ha una densità maggiore quando la temperatura è più bassa ed è più ricca di sali minerali.
Alcuni organismi sono in grado di reagire alle variazioni di densità espellendo acqua dai loro tessuti, quando aumenta, od espellendo sali, quando diminuisce.
Nel Mediterraneo i ridotti scambi d'acqua con gli altri mari fanno si che la temperatura degli strati superficiali oscilli dai 28° delle coste Nord africane, nel periodo Estate/Autunno, ai 12° dell'Alto Adriatico, ad inizio Primavera, mentre alle grandi profondità si mantiene costante a 13° per tutto l'anno.
La temperatura meteorologica, che è diversa in base alla latitudine e che subisce variazioni stagionali in superficie, influenza la temperatura della massa d'acqua, che assorbe enormi quantità di calore nei mesi caldi, e che rilascia lentamente nell'inverno.
Durante il periodo estivo le acque superficiali possono superare i 28° di temperatura, con una diminuzione della densità, e raggiungere una salinità del 38 °/°°, specialmente nella parte sud-orientale. Per questo riescono a galleggiare su quelle profonde, che si mantengono ad una temperatura di 13° per tutto l'anno, più fredde e quindi con maggior densità.
In pratica si forma un termoclino, fra i 15 ed i 40 mt., che crea una barriera netta, dovuta alla differenza di temperatura fra i due strati di acqua, una netta superficie che limita gli interscambi tra le acque che questo separa e che per molti animali è insuperabile.
In Inverno la densità dell'acqua superficiale aumenta per il raffreddamento generato dall'abbassamento della temperatura dell'aria  e per i venti freddi e secchi che spirano da Nord e da Nord-Ovest, che causano una perdita notevole di calore e l' evaporizzazione degli strati superficiali.
E' a questo punto che le acque superficiali, ricche di ossigeno ma povere di nutrimento, sprofondano creando una omogeneizzazione ed un  mescolamento con quelle profonde, povere di ossigeno ma ricche di sali nutritivi.
Nel Mar Mediterraneo i termoclini sono due, uno stagionale, che come abbiamo visto si instaura fra i 15 ed i 40 mt., e l'altro stabile e più profondo, ad una profondità variabile fra i 150 ed i 400 mt..
Il variare della temperatura può diventare un fattore limitante alla diffusione delle specie in quanto può essere letale per le larve e gli avannotti, mentre per gli adulti può alterare i periodi riproduttivi.
Le specie in grado si sopportare le variazioni di temperatura sono dette euritermi, mentre quelle meno tolleranti sono chiamate stenotermi.
La luce è l'elemento indispensabile per il processo di fotosintesi clorofilliana, quel processo chimico con il quale gli organismi vegetali (autotrofi) costruiscono sostanza organica, usando il carbonio della CO2 e liberando ossigeno.
Come ben sappiamo, quando i raggi del sole colpiscono la superficie del mare una parte vengono riflessi da questa, mentre solo una certa quantità riesce a penetrarvi. Ma l'acqua assorbe le radiazioni luminose, in particolar modo le radiazioni di maggior lunghezza d'onda, come quelle rosse e  gialle che sono le più importanti per le piante e che già a 10 mt. spariscono dallo spettro visivo.
E' intuibile che la quantità di luce che riesce a penetrare sotto la superficie del mare dipende dall'altezza del sole rispetto a questa ed è influenzata da nubi, nebbie, foschie, moto ondoso e che anche la limpidezza dell'acqua può limitare od accrescere la penetrazione della luce verso batimetrie più elevate.


Nel Mediterraneo, che ha acque abbastanza limpide, le radiazioni blu riescono a raggiungere la profondità di circa 400 mt, mentre quelle ancora utilizzabili per il processo di fotosintesi si arrestano a circa 150 mt., limite  massimo di proliferazione della vita algale.
In relazione alla luminosità dell'ambiente, il mare è suddiviso in tre zone (Fig. 5): eufotica (fortemente illuminata), olifotica o disfotica ( fino a dove giunge la luce) e afotica (priva di luce).
La luce influenza il mimetismo cromatico ed i periodi di caccia di molti organismi, i cicli giornalieri di migrazione verticale del plancton, i cicli riproduttivi e le migrazioni stagionali.


Fig.5

Le sostanze disciolte nel mare, che completano l'insieme dei parametri fisico-chimici dell'ecosistema, sono:
- l'ossigeno, la cui percentuale varia con la temperatura e la salinità, è maggiormente presente in acque fredde e meno salate, in superficie per il contatto con l'aria e dove gli organismi vegetali sviluppano il processo di fotosintesi;
- l'anidride carbonica, che influenza il pH dell'acqua, dipende dalla temperatura, dalla salinità e dal metabolismo degli organismi;
- il cloro ed il sodio, che compongono il sale vero e proprio;
- l'azoto, presente come nitriti, nitrati ed ammoniaca, ed il fosforo sono prodotti ultimi della decomposizione e sono importanti per il metabolismo delle specie vegetali. A causa dell'inquinamento umano si può creare un eccesso di questi prodotti che provocano, come l'eutrofia, danni agli organismi marini;
- il calcio che viene utilizzato dagli organismi per la costruzione di scheletri e gusci;
- inoltre si trovano, anche se in minima parte, silicio, ferro, rame, zolfo, potassio e tracce di fosfati, che hanno la loro importanza, come singoli elementi,  solo per alcuni organismi.

Un ecosistema  è quindi un perfetto equilibrio tra mondo  animale, vegetale e l'ambiente, ma a tutti questi fattori naturali si devono aggiungere quelli portati dall'uomo, come l'inquinamento e la pesca, che vedremo a seguito, e che possono alterarlo anche in maniera irreversibile.

Daniele
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Questo articolo è di Daniele Dardi e può essere pubblicato solo con la sua autorizzazione

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