| Due terzi della superficie terrestre sono ricoperti dall'acqua. L'acqua
significa vita e senza di essa non potrebbero vivere né le piante, né gli animali e
neppure l'uomo. Grazie anche al diffondersi della subacquea, negli ultimi anni è cresciuto l'interesse per l'ambiente marino, in particolare per le sue forme di vita, e conseguentemente sono aumentate le preoccupazioni per l'inquinamento e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del mare. Benché questa dispensa non possa e non voglia essere un trattato scientifico, ma una carrellata di informazioni che demandano il subacqueo interessato alla biologia marina a testi più idonei e completi, è necessario avere quel minimo di nozioni sull'ecosistema, in particolare del Mare Nostrum, sulla suddivisione dei fondali e sulla classificazione della fauna e della flora marina, che renderanno più piacevoli ed interessanti le nostre immersioni e ci aiuteranno meglio a comprendere la vita del mare e ad accrescere l'attenzione sulla salvaguardia di tutti i mari e di tutte le specie acquatiche. IL MAR MEDITERRANEO |
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Nonostante ché rappresenti solamente l' 1% di tutti i mari del globo, il Mar
Mediterraneo è stato culla di civiltà e di storia. E' stato il primo mare ad essere
scandagliato e Plinio ne riportò la massima profondità di 15 stadi, pari a circa
2.860 mt., anche se riesce difficile capire come all'epoca fosse possibile effettuare
simili scandagliamenti. Il Mediterraneo è ritenuto, da molti studiosi, il residuo dell'antico Mar della Tetide che dai Pirenei, ricoprendo molte delle attuali terre emerse, si estendeva fino all'Anatolia e all'Himalahia, separando i due paleocontinenti Eurasia e Gondwana ed ha raggiunto la sua attuale conformazione tra i 5 ed i 6 milioni di anni fa. La fauna di questo antico mare era composta da specie tropicali che si estinsero quasi completamente con il raffreddamento del Pliocene e la successiva Era Glaciale. Compreso fra le coste dell'Europa Meridionale, dell'Asia Occidentale, dell'Africa Settentrionale, il Mar Mediterraneo si sviluppa per una lunghezza di 3.680 Km., tra lo Stretto di Gibilterra e la costa orientale, e con una larghezza media di 700 Km., la cui massima estensione di 1.665 Km. è compresa tra il Golfo della Sirte e quello di Trieste. Geograficamente si estende in longitudine dai 5° Ovest ai 38° Est e in latitudine dai 30° ai 45° Nord, con una superficie di 2.560.000 Km. quadrati. |
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L'ampio sollevamento del fondo, che si estende dalla Tunisia alla Sicilia (Zoccolo siculo-africano) divide in Mediterraneo in due bacini, uno occidentale e l'altro orientale, che a loro volta sono divisi in mari e bacini minori, che partendo da occidente si distinguono in: Mar di Alboran, Mar delle Baleari, Bacino Algero-Provenzale, Mar Ligure, Mar Tirreno, Mar Jonio, Mar Adriatico, Mar Egeo, Mar di Marmara, Mar Nero, Mar di Avoz, Mar di Levante. Con una batimetria media di 1.495 mt., ha due punti di massima profondità, uno per bacino, individuati nel Mar Tirreno, con una fossa di 3.625 mt., e nel Mar Jonio ,con 5.092 mt.. A questi due punti si contrappongono due batimetrie minime di circa 300 mt. corrispondenti con lo Stretto di Gibilterra e con il Canale di Sicilia. Definire la formazione geologica del Mediterraneo è attualmente difficile perché le conoscenze delle aree che si affacciano sul suo bacino non sono ancora completamente definite, anche se esistono molte ipotesi, delle quali però nessuna è esauriente. Una breve descrizione delle differenti morfologie dei fondali, che distinguono i vari mari, potrà darci un'idea generale. Nel bacino occidentale, escludendo il sollevamento delle Baleari e qualche piccola piattaforma, si denota che la scarpata continentale, che raggiunge i -2.400 mt., è molto ravvicinata alla costa mentre la piana abissale è quasi totalmente liscia, salvo alcuni piccoli sollevamenti del fondo di alcune decine di metri detti "duomi di sale". La piana abissale del Mar Tirreno si distingue per un insieme irregolare di zone depresse delimitate da dorsali o monti sottomarini che da fondali di 3.600 mt. si ergono fino ai -500 mt., come i monti Marsili e Valivov, o addirittura affiorano come le isole di Montecristo, Ustica e le Eolie, mentre il Canale di Sicilia è caratterizzato da un irregolare piattaforma costituita da ampi banchi (Graham, Avventura, Terribile), che in alcuni casi riducono le batimetrie a pochi decine di metri. Nel bacino orientale una vasta e uniforme piana abissale si estende dalla Sicilia fino a Cipro, mentre tra lo Jonio e l'Adriatico meridionale si denota una netta separazione creata da una scarpata. Dal Bacino della Dalmazia si allungano solchi e sollevamenti che si estendono sino alle foci del Nilo e che davanti al Peloponneso creano il punto più profondo del Mediterraneo con la fossa di Matapan, che tocca i 5.092 mt.. Si può concludere che il Mediterraneo è il punto d'incontro delle zolle dei tre continenti che lo delimitano, attualmente ancora in fase di assestamento tanto che lo sviluppo delle catene montuose, sia sottomarine che superficiali, è ancora in crescita. Le posizioni di questi fondali con diverse profondità influiscono sulla circolazione delle masse d'acqua in ognuno dei due bacini, creando correnti superficiali che determinano il movimento delle acque costiere in senso antiorario e con un movimento di quelle profonde perfettamente opposto e distinto da quelle superficiali. |
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| In comunicazione ad Ovest con l'Oceano Atlantico, attraverso lo Stretto di Gibilterra, e a Sud-Est con il Mar Rosso, tramite lo Stretto di Suez e quindi con
l'Oceano Indiano, il Mediterraneo non è influenzato dalle acque profonde atlantiche
per la bassa profondità di Gibilterra che crea un alto gradino rispetto la profondità
oceanica, né da quelle del Mar Rosso che non hanno una grande importanza idrologica per le ridotte dimensioni dell'Istmo.
A causa di questa scarsa affluenza d'acqua, le escursioni delle maree sono limitate mediamente a 50 cm. e di conseguenza sono di bassa entità anche le correnti generate dalle maree, che raggiungono la velocità di 15 cm./sec. solamente nell'alto Adriatico, che è caratterizzato da maree di poco più di un metro solo in alcuni periodi dell'anno ed in particolari condizioni meteorologiche. Posizionato geograficamente tra la zona temperata dell'Europa Meridionale e la zona tropicale dell'Africa Settentrionale, il Mediterraneo gode generalmente di una situazione meteorologica felice. Nel periodo estivo il bacino orientale è interessato da venti continui e molto intensi che spirano dal 4° e dal 1° quadrante, mentre nel periodo Autunno-Inverno i venti seguono le depressioni che generalmente si muovono da Ovest ad Est. Il periodo caratterizzato da maggiori piovaschi è quello tra la fine dell'Inverno e la Primavera e le precipitazioni annuali medie raggiungono i 1.000 mm. sulle coste settentrionali, ma diminuiscono fino a meno di 100 mm. nelle regioni meridionali ed orientali. Ne deriva una scarsità di acqua dolce che non compensa l'evaporazione estiva e fa si che già a Gibilterra il livello medio del Mediterraneo si trovi più basso di quello atlantico di ben 10-15 cm. e, man mano che si procede verso Est, questo dislivello aumenta. Pertanto l'acqua atlantica è forzata ad entrare nel Mediterraneo, mentre al di sotto di questa si instaura una controcorrente in uscita, ad andamento opposto, di acqua mediterranea profonda, prodotta dal flusso superficiale e dalle differenze di temperatura e di salinità tra le acque entranti dell'Oceano e quelle del Mediterraneo. La circolazione mediterranea è quindi prevalentemente di tipo termoalino, dovuta cioè a differenze della temperatura e della salinità negli strati d'acqua , che variano a seconda delle stagioni, e alle lievi modificazioni della circolazione superficiale che possono essere indotte dai venti. In Estate l'aspetto più evidente è la formazione di un termoclino che isola, tra i -15 e i -40 mt., l'acqua superficiale di maggior influenza atlantica da quella più profonda. In Inverno il raffreddamento delle acque superficiali crea lo sprofondamento di queste e la risalita delle acque profonde cariche di nutrimento (composti dell'azoto, del fosforo, del silicio, etc.) che sono di primaria importanza biologica, in quanto vengono utilizzate dal Fitoplancton, che è alla base della catena alimentare marina. Tre sono le zone dove questo fenomeno è più evidente: nel Mar Egeo fra Rodi e Cipro, dove la zona è interessata da venti freddi continentali; nel Mar Adriatico quando è influenzato dalla bora; al largo delle coste francesi battute da freddi venti di terra, quali il Mistral e la Tramontana. Le caratteristiche geomorfologiche, climatologiche ed idrologiche, fin qui sommariamente descritte, e la controcorrente profonda in uscita da Gibilterra verso l'Atlantico, che portando fuori le acque più ricche di nutrimento crea una continua perdita della materia organica, rendono il Mar Mediterraneo relativamente povero di sostanze nutritive. Ma nonostante tutto questo il Mare Nostrum è uno di mari temperati più ricco di varietà di fauna ittica, con oltre 540 specie di pesci (464 ossei, 72 cartilaginei, 3 petromizontiformi) di cui 75 endemiche , 500 specie di nudibranchi e 300 tra anellidi, policheti e vermi. Le varie specie biologiche non sono distribuite uniformemente e nel bacino occidentale prevalgono le specie atlantiche, con esclusione di quelle abissali, mentre in quello orientale predominano pesci tipicamente sub-tropicali, di cui 30 specie del Mar Rosso, entrate dal Canale di Suez negli ultimi anni. Eppure conosciamo relativamente poco della vita sottomarina e di ciò che succede sott'acqua, un mondo abitato da esseri svariatissimi, dai più primitivi organismi unicellulari fino a piante ed animali molto evoluti. Il mondo sottomarino è un insieme di ecosistemi delicati e diversi, che variano a seconda della posizione geografica, dei movimenti delle acque e delle loro caratteristiche, alcune delle quali possono essere influenzate negativamente dall'opera dell'uomo. Ed il Mare Nostrum fa parte di questo insieme, un ecosistema ancor più delicato e particolare che ogni subacqueo dovrebbe conoscere almeno un po', per capirlo ed averne più rispetto, per amarlo e conservarlo. Daniele continua |
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Questo articolo è di Daniele Dardi e può essere pubblicato solo con la sua autorizzazione
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