Gli articoli dei soci dell' A.S.D. OKEANOS

Playa del Carmen, Quintana Roo, Mexico.

La città è gradevole e tranquilla, almeno in Marzo ed Aprile. Un orlo di candida e fine sabbia, di coralli e conchiglie frantumate fa da confine con un mare di mille sfumature di azzurro e blu, spume bianche sulle creste delle onde. La fascia di mangrovie dà rifugio a uccelli, serpenti ed animali vari, che diventano sempre meno frequenti visto che sono disturbati dai rifiuti che la gente getta fra le radici e nel folto.
Mi informo ai due diving che ci sono nei due beach club, Sealife al Mamita's e Explora Dive al Tukan. Al Sealife parlo con un giapponese che risponde a monosillabi ed entusiasmo zero, all'Explora Dive con una francese tutto pepe ... e poi scelgo Sealife, non so perché, forse solo per il fatto che la convocazione è per le nove anziché le otto. E non mi sono sbagliato, perché la mancanza di entusiasmo era dovuta solo al modo di porsi dei giapponesi, e poi hanno anche una bandiera SSI che sventola sotto quella del diving (a dire la verità c'era anche quella della Padi). 

Infatti la scelta si è rivelata azzeccata, vista la disponibilità sia nella libertà di scelta della programmazione delle uscite che nella costruzione del pacchetto "a posteriori". L'unica divemaster che esce tutti i giorni è Dani, una modenese biondissima che viene da cinque anni di abbonamento in Fiesole. Che altro dire ... la complicità è nata subito. Mi procura un adattatore DIN/INT per le mono 12 lt di alluminio.
La visibilità è più che buona qui nel mar dei caraibi, mentre a nord, nel golfo del Messico è più bassa poiché molto plancton è presente.
Il primo giorno facciamo due immersioni, la prima, più fonda, è a Tortuga, davanti alla riserva marina (e parco divertimenti all'americana) di Xcaret, dove hanno una nursery per le tartarughe, che una volta messe in acqua dopo un anno di allevamento, rimangono nelle vicinanze. Il fondale è un banco corallino piatto e digradante, la corrente veramente forte, profondità massima pianificata circa 22 mt. Non c'è modo di fermarsi ad osservare niente, quindi non resta che farsi trasportare e tentare solo piccoli spostamenti laterali, che ci permettono di andare incontro alle tartarughe, alcune veramente grosse, che pascolano sul fondo e che si fanno avvicinare per niente intimorite. A mezz'acqua vediamo anche una piccola manta che risale la corrente e ogni tentativo di avvicinamento è destinato a fallire. 
Quando finisce il banco corallino facciamo la sosta di sicurezza e usciamo soddisfatti. Rientriamo e ci prepariamo per la seconda a Jardines, banco corallino molto vicino al diving e in pericolo perché stanno costruendo un molo, molto lungo, che andrà a lambirlo. In prossimità del cantiere gli abitanti di Playa stanno raccogliendo firme e protestando affinché venga interrotto questo scempio.
Il banco, a circa 11 mt di profondità, è colonizzato da molti coralli e pesci che vi hanno eletto dimora. In alcune cavità si scorgono murene, sia giganti che "spotted", oltre che alcuni trigoni che riposano all'ombra sul limite roccia/sabbia. Pesci angelo e piccole cernie americane che letteralmente si sdraiano a riposare, anemoni e enormi spugne. Verso largo un vasto giardino di garden eels, anguille di sabbia che escono dalle loro tane con la loro posizione a punto interrogativo. A fine immersione vediamo anche un grosso pesce palla, un barracuda, pesci flauto e un raro pesce lima. Usciamo soddisfatti anche stavolta.
I giorni successivi il tempo è brutto, per cui opto per due immersioni nel cenote, uno degli ambienti più affascinanti e caratteristici della penisola yucateca. Ci sono più di 10.000 cenotes censiti in questa piattaforma più volte sommersa ed emersa durante le glaciazioni. Tutto il sistema fluviale è sommerso: non c'è infatti neanche un fiume che solca l'intera penisola. 

La profondità dei cenotes è varia: alcuni di essi superano i cento metri, e presentano una caratteristica singolare. Dopo qualche decina di metri di acqua dolce c'è uno strato di zolfo/solfobatteri che la divide dall'acqua salata. I cenotes, oltre che fonte di approvvigionamento idrico, erano importanti anche per motivi cerimoniali e religiosi per i popoli maya che popolavano la regione prima dell'invasione spagnola.
Scegliamo Dos Ojos, uno dei più spettacolari. Si chiama così perché ha due aperture da cui filtra la luce. Siamo in quattro più Imanol, la guida. L'acqua cristallina permette una visibilità pressoché infinita. L'acqua è ferma e, non essendoci sospensione, guardiamo bene di non sollevarne. Stalattiti e stalagmiti ovunque, numerose anche le colonne. Nessuna forma di vita apparente, anche se negli anfratti si nascondono gamberi. 

Sulla volta di camere aeree trovano rifugio numerosi pipistrelli. Tutto il  percorso è sagolato, da ogni punto si intravede una via d'uscita. Ad un certo punto sento un forte rumore, come se un motore fosse stato acceso:  Imanol mi spiegherà che è l'aria che cerca vie di fuga e gorgoglia. Le due immersioni sono simili, entrambe spettacolari, profondità massima 10 mt. Un gruppo di yankees ha prenotato per Tortuga il giorno dopo, il mare è stato grosso, la visibilità sarà compromessa, così scelgo di provare Cozumel. Dani mi indica il diving e Claudio chiama per avvertire che arriverò. Purtroppo devo portarmi l'attrezzatura in traghetto, e se non ci fossero state Dani e Astrid che mi hanno riaperto il diving non sarei potuto andare.
Pablo mi attende sul molo di Cozumel. Ci immergiamo prima a Palancar, uno degli arrecife (reef) più belli (l'altro è Columbia). Grandi torrioni si staccano dal limite (20 mt) della barriera (prima che sprofondi) fino a pochi metri dalla superficie, completamente tappezzati di spugne e coralli. 
Pesce dovunque, gioco a nascondino con una cernia di molto superiore al metro. I compagni sono un po' in difficoltà, mi mantengo perciò in fondo al gruppo, ma tutto fila liscio. Molti bei passaggi e archi naturali. Durante la sosta due platax e una grossa razza ci fanno passare velocemente il tempo.
Seconda a Chankanaab. Il banco è più contenuto e piatto, ma analogamente ricco di vita. Le madrepore sono veramente grandi, i piccoli pesci di tutti i colori abbondanti. Un'aragosta è così grande che ogni tentativo di intanarsi completamente fallisce.
Ancora due immersioni il giorno successivo. Partiamo per Moc-che deep, immersione a 30 mt. Qui le gorgonie sono più grandi, c'è corrente ma non come a Tortuga. Incontriamo barracuda e una tartaruga che nuota a mezz'acqua. Ma l'incontro sicuramente più emozionante è con uno squalo toro di almeno due metri e mezzo, forse una femmina gravida, che però non si lascia avvicinare, anzi si allontana noncurante della nostra voglia di ammirarlo. L'eccitazione, sia in acqua che una volta in barca è tanta.
Per la seconda torniamo a Moc-che, analogo a Jardines. Anche qui barracuda, garden eels, murene. Alla fine del banco passiamo sotto un arco naturale che risulta invisibile poiché interamente occupato da un branco di pesci argentei che si apre solo quando sono a pochi centimetri da loro.

L'ultima la facciamo nuovamente a Tortuga. Stavo quasi per proporre un'altra destinazione, ma ho deciso di affidarmi al fato. Mai scelta è stata più azzeccata. Appena in acqua vediamo subito uno squalo toro, un po' più piccolo di quello del giorno precedente, ma anche lui si defila. La corrente non è così forte come il primo giorno. Siamo a 27 mt, lentamente risaliamo il pendio. Finalmente vedo un king crab dentro una spugna gigante. Le tartarughe sono anche oggi numerose, una riposa usando una 
spugna come appoggio. Scorgiamo alcuni sabalos (tarponi) e cerchiamo di avvicinarci. Sono tutti di circa un metro e mezzo, e via via che la corrente ci guida aumentano di numero. Sono di sicuro una quarantina, per niente impauriti. La sorpresa più bella l'abbiamo durante la sosta. Un marlin sfreccia di fianco a noi, a non più di dieci metri, ma è talmente veloce che svanisce in un quid. Mai nessuno al diving aveva visto un marlin in immersione. Forse sono io che porto fortuna.
Finire con una immersione come questa lascia contenti, iniziare, per loro che restano, una settimana così non può che far bene. Tutti siamo euforici, ovviamente.
Che dire ... un posto dove tornare, spero con amici che condivideranno con me queste emozioni che solo un'attività come la nostra può regalare.

Buone bolle a tutti, Paolo 

Testo e foto di
Paolo Di Maggio

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