| Playa del Carmen, Quintana Roo, Mexico.
La città è gradevole e tranquilla, almeno in Marzo ed Aprile. Un orlo di
candida e fine sabbia, di coralli e conchiglie frantumate fa da confine con
un mare di mille sfumature di azzurro e blu, spume bianche sulle creste delle onde. La fascia di mangrovie dà rifugio a uccelli, serpenti ed
animali vari, che diventano sempre meno frequenti visto che sono disturbati
dai rifiuti che la gente getta fra le radici e nel folto. |
|
|
Infatti la scelta si è rivelata azzeccata, vista la disponibilità sia nella libertà
di scelta della programmazione delle uscite che nella costruzione del pacchetto "a posteriori". L'unica divemaster che esce tutti i giorni è
Dani, una modenese biondissima che viene da cinque anni di abbonamento in
Fiesole. Che altro dire ... la complicità è nata subito. Mi procura un
adattatore DIN/INT per le mono 12 lt di alluminio. |
|
|
|
|
La profondità dei cenotes è varia: alcuni di essi superano i cento metri, e
presentano una caratteristica singolare. Dopo qualche decina di metri di
acqua dolce c'è uno strato di zolfo/solfobatteri che la divide dall'acqua
salata. I cenotes, oltre che fonte di approvvigionamento idrico, erano importanti anche per motivi cerimoniali e religiosi per i popoli maya che
popolavano la regione prima dell'invasione spagnola. Scegliamo Dos Ojos, uno dei più spettacolari. Si chiama così perché ha due aperture da cui filtra la luce. Siamo in quattro più Imanol, la guida. L'acqua cristallina permette una visibilità pressoché infinita. L'acqua è ferma e, non essendoci sospensione, guardiamo bene di non sollevarne. Stalattiti e stalagmiti ovunque, numerose anche le colonne. Nessuna forma di vita apparente, anche se negli anfratti si nascondono gamberi. |
|
| Sulla volta di camere aeree trovano rifugio numerosi pipistrelli. Tutto il
percorso è sagolato, da ogni punto si intravede una via d'uscita. Ad un
certo punto sento un forte rumore, come se un motore fosse stato acceso:
Imanol mi spiegherà che è l'aria che cerca vie di fuga e gorgoglia. Le
due immersioni sono simili, entrambe spettacolari, profondità massima
10 mt. Un gruppo di yankees ha prenotato per Tortuga il giorno dopo, il
mare è stato grosso, la visibilità sarà compromessa, così scelgo di
provare Cozumel. Dani mi indica il diving e Claudio chiama per avvertire
che arriverò. Purtroppo devo portarmi l'attrezzatura in traghetto, e se
non ci fossero state Dani e Astrid che mi hanno riaperto il diving non
sarei potuto andare. Pablo mi attende sul molo di Cozumel. Ci immergiamo prima a Palancar, uno degli arrecife (reef) più belli (l'altro è Columbia). Grandi torrioni si staccano dal limite (20 mt) della barriera (prima che sprofondi) fino a pochi metri dalla superficie, completamente tappezzati di spugne e coralli. Pesce dovunque, gioco a nascondino con una cernia di molto superiore al metro. I compagni sono un po' in difficoltà, mi mantengo perciò in fondo al gruppo, ma tutto fila liscio. Molti bei passaggi e archi naturali. Durante la sosta due platax e una grossa razza ci fanno passare velocemente il tempo. Seconda a Chankanaab. Il banco è più contenuto e piatto, ma analogamente ricco di vita. Le madrepore sono veramente grandi, i piccoli pesci di tutti i colori abbondanti. Un'aragosta è così grande che ogni tentativo di intanarsi completamente fallisce. Ancora due immersioni il giorno successivo. Partiamo per Moc-che deep, immersione a 30 mt. Qui le gorgonie sono più grandi, c'è corrente ma non come a Tortuga. Incontriamo barracuda e una tartaruga che nuota a mezz'acqua. Ma l'incontro sicuramente più emozionante è con uno squalo toro di almeno due metri e mezzo, forse una femmina gravida, che però non si lascia avvicinare, anzi si allontana noncurante della nostra voglia di ammirarlo. L'eccitazione, sia in acqua che una volta in barca è tanta. Per la seconda torniamo a Moc-che, analogo a Jardines. Anche qui barracuda, garden eels, murene. Alla fine del banco passiamo sotto un arco naturale che risulta invisibile poiché interamente occupato da un branco di pesci argentei che si apre solo quando sono a pochi centimetri da loro. |
|
|
|
|
L'ultima la facciamo
nuovamente a Tortuga. Stavo quasi per proporre un'altra destinazione, ma
ho deciso di affidarmi al fato. Mai scelta è stata più azzeccata.
Appena in acqua vediamo subito uno squalo toro, un po' più piccolo di
quello del giorno precedente, ma anche lui si defila. La corrente non è
così forte come il primo giorno. Siamo a 27 mt, lentamente risaliamo il
pendio. Finalmente vedo un king crab dentro una spugna gigante. Le
tartarughe sono anche oggi numerose, una riposa usando una |
|
|
|
|
Copyright © 2003 A. S. D. Okeanos - Insieme alla scoperta del mare |
|