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" MANTE ? . . . . MAYBE! "

Sembrava un'immersione come tutte le altre, quel giorno alle Maldive. Stesso mare calmo, stesso cielo terso e il sole che fin dal primo mattino bruciava come l'estate in Italia.
La barca con la quale stavamo facendo il cosiddetto "safari diving", è un 33 metri di lusso, con un dhoni, la tipica barca maldiviana, ed un piccolo motoscafo al seguito.
Il briefing, come sempre, era tenuto dalle due guide maldiviane Alì ed Haslam che, con un certo sorriso sulle labbra, dicevano : "Mante? maybe! Squali? maybe!", indicando la lavagnetta sulla quale, con scrupolo, avevano disegnato il profilo dell'immersione.
Nelle giornate precedenti gli avvistamenti degli squali erano stati pochi e delle mante neanche l'ombra. Le guide, dopo le promesse su sicuri avvistamenti, si erano adeguate, lasciandoci il dubbio dell'incontro ad ogni immersione.

Saliamo sul dhoni e ci dirigiamo verso il punto d'immersione, chiamato "Panettone".
Normalmente siamo divisi in due gruppi: con Alì ci siamo io, Lorenzo, Baccino, Chiara, Maurino e Lionello, mentre con Haslam ci sono Mario, Renate, Robertino, Ilaria, Paolo e Nicola.
La Chiara però è indisposta da un forte mal di testa ed è rimasta sul Discovery con Mario che voleva dormire ancora.
Anche il giorno prima la Chiara non se la sentiva di immergersi ma la Miranda l'aveva convinta con la frase: "E se poi vedono le Mante e te non ci sei ?". Ma quel giorno stava peggio e aveva deciso di saltare quell'immersione per poter fare quella dopo. Anch'io non stavo bene, ma dopo aver preso due pillole d'Aulin ero andato con gli altri.

La prima parte dell'immersione è stata caratterizzata dalla presenza di vaste zone ricoperte d'alcionari e dall'avvistamento di uno squalo leopardo in corrente forte, tipica della Maldive. Nel finale dopo l'iniziale waching - machine, risalendo a quote tranquille ci siamo ritrovati, io armato di Nikonos con 15mm e Maurino con la videocamera. Baccino e gli altri poco più sopra. Sentendo il caratteristico tintinnio dello shaker subacqueo di Alì, lo cerchiamo nel blu che c'indica un punto poco più avanti. Cerco di forare con lo sguardo l'acqua, ma la visibilità non è ottima (il plancton sì sa..) e, improvvisamente, vedo un triangolo bianco che si muove su e giù, è "l'ala" della grande manta che sembra salutarci dal blu.
Scatto in avanti con Maurino e Baccino, pinneggiando furiosamente e la vedo maestosa nel suo incedere. Gli occhi si spalancano, il cuore batte a mille nello sforzo di raggiungerla, di andarle vicino per scattare qualche foto buona con il mio grandangolare che, sebbene l'animale sia piuttosto grande, deve essere usato a distanza ridotta. 
La manta però non è dello stesso avviso e si mantiene a distanza di sicurezza (la sua). Scatto ugualmente. 1, 2, 3, 4 volte, poi lei mi fa un giretto intorno e se ne va. Io rallento col fiatone, ci guardiamo in faccia con gli altri, siamo contenti così, capiterà un'altra occasione più favorevole.
Alì intanto ci fa segno che è ora di fare la sosta di sicurezza, 5 min. a 5 mt, per poi risalire in superficie. Guardo il manometro, segna 50 bar.
Tre minuti dopo la nostra guida " shekerando" ci indica un punto giù in basso, stavolta le mante sono due.
Torniamo sul cappello della secca a circa 10 mt e ci fermiamo ad ammirare lo spettacolo. Una delle mante si è fermata poco avanti a noi ed ha iniziato un "balletto", una specie di girotondo, chissà, forse anche lei è incuriosita dalla nostra presenza.
Scatto altre foto, ma siamo ancora troppo distanti, in un attimo che sembra non finire mai guardo il contafotogrammi della macchina fotografica e vedo il numero 36. Mi slancio in avanti, in quel momento lo splendido animale intento nel suo volteggio si gira verso di me e viene incontro al mio colpo di flash ravvicinato. E VAI !, ricarico la macchina ma il mio pollice si ferma a metà, il rullino è terminato. Lascio la macchina fotografica e mi allungo verso di lei con la mano tesa riuscendo ad accarezzarla sull'ala. Al contatto con la mia mano la manta ha come un brivido, una leggera scossa di superiorità e si allontana nel blu.


 

Una volta tornati in superficie e saliti sul dhoni non riusciamo a farci credere dall'altro gruppo, che anzi ci sfotte allegramente con la frase: "Si, le mante . . . saranno gli Aulin che ve le fanno vedere." Allucinazioni ? 
Ma stavolta abbiamo le prove video e fotografiche dell'avvenuto incontro con uno degli abitatori più affascinanti che popolano i mari.
Così, tra uno scherzo e l'altro torniamo sul Discovery con una domanda in testa a tutti : "E adesso, a Chiara chi glielo dice ?!"
Un saluto a tutti da..
Big Mauro (Cochise)
Testo e foto di Mauro Chiaramonti 

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